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Una delle band più talentuose della Capitale! Il loro "soul punk" di matrice MC5/Bellrays é quanto di più travolgente sia dato di ascoltare dal vivo. La grandissima e trascinante interpretazione vocale é qualcosa di sicuramente inedito e personalissimo. La "next big thing" della Città Eterna...garantito!

Road to Ruins Festival '07

 

 

 

 

Tornano gli Steelfingers e lo fanno autoproducen-dosi undici nuovi episodi di urticante e selvaggio rock'n'roll! Palate di MC5, Stooges e compagnucci di merenda vari fanno di questo cd uno dei miei ascolti preferiti per questa metà di 2008. I ragazzi si sono fatti ancora più compatti e potenti e anche la registrazione questa volta non fa che esaltarne le doti. Rimane il rammarico che un gruppo del genere non sia supportato da un'etichetta e non possa ottenere, almeno per ora, i pieni e ampi consensi che meriterebbe. L'impressione sull'ascolto del cd è chiaramente ottima, dal vivo pare che spacchino quindi perchè state ancora qui a leggere queste righe e non state cercando il modo per poterli ascoltare??!!?

 

By Alessandro Pollastrini

(Beautifulfreaks)

 

 

 

Rumore (n. 181 02/07)

Mi domando e vi domando forse una cosa ovvia: esistono differenze così fondamentali tra i gruppi (neo)rock'n'roll sotto contratto per le majors e altri lanciati dalle indipendenti? Voglio dire: si suppone che le majors selezionino il meglio, ma é fin troppo ovvio che non é così...The Steelfingers sono una bella sorpresa. Italiani. Indipendentissimi. Suonano un rock tra Gluecifer, Electric Frankestein e potente rhythm and blues (Justified..for a while). Un EP di partenza, Rock'n'roll Spits notevole. Forse non elegante nel suo titolo ma "forte" nei contenuti.

Claudio Sorge

 

 

 

Rocksound (n. 107 03/07)

Finalmente un demo di rock'n'roll me lo mandano cinque ceffi di Roma che rispondono al nome di Steelfingers. Lo stile é bello, un possente hard punk che rifà un pò il verso a gruppi tipo Hellacopters, Adam West e Glucifer mondati degli atteggiamenti glam e da rockstar che caratterizzano queste band, con l'aggiunta di armonica e altri ammennicoli tipici della musica da strada. Si sa che le label italiane non sono esattamente lungimiranti, ma questi ragazzi in teoria dovrebbero essere un nome caldo mentre invece ci tocca subire i Finley e Tiziano Ferro a colazione, pranzo e cena...sperando che in futuro abbiano un pò di fortuna, li consiglio caldamente a tutti gli amanti della musica con gli attributi.

 

Fat Bif Buzzer

 

 

 

Via Prenestina, downtown Detroit, gli studios di Piazzale Clodio, proprio alla periferia di Melbourne e Ostia Beach, lungomare di Orange County. Senza dimenticare un pò di notti folli in NYC, qualche pub scandinavo molto riscaldato e magari una puntatina a Camden Town....come cazzo si fa ad essere "dentro" i volti rock'n'roll di tutti questi posti, probabilmente senza esserci mai stati? Mistero...è la globalizzazione bellezza! Però credo che anni di ascolti, letture, prove in cantina, palchi, possano produrre il miracolo di un gruppo assolutamente romano ed internazionale, senza sbavature o eccessive ingenuità. Gli Steelfingers, qui al primo full-lenght dopo un paio di demo riescono in questa impresa: non sono i primi italici a realizzare una roba di questo tipo, del tutto priva di concessioni al miserabile gusto nazionale (a casaccio: Sick Rose, Not Moving, Bohoos, primi Gang oppure più recentemente Peawees e Killer Klown); sorprende tuttavia che OGGI questo sia ancora possibile e desiderabile e che ciò avvenga con ottimi risultati. Sorprende che tra lavori di merda, famiglie e affitti da pagare, amori turbolenti e "mucillagine" sociale (Censis docet...) cinque giovani uomini abbiano ancora voglia di rock'n'roll e abbiano voglia di farlo in inglese, mettendoci passione e competenza. Il disco suona perciò omogeneo e coeso, rappresentando una sintesi "alta" di molti umori e sottogeneri amalgamati in un suono pulito e aggressivo, cui solo a tratti è forse possibile imputare un'eccessiva enfasi, in particolare canora (restando peraltro proprio la voce, insieme alle chitarre, tra i punti di forza della band). Il frullato è gustoso e ricco: rock'n'roll, garage, R'n'B, street rock con un tocco di beat e qualche aroma californiano danno vita ad una peculiare forma diciamo di "soulpunk'n'roll" che si abbevera alle sue proprie fonti ed alle aree sonore contigue senza perdere in potenza e aquisendo spessore "rock" tout court. Il riferimento, per certi aspetti obbligato, al rock scandinavo di Hellacopters e Gluecifer e -nel caso dei nostri- soprattutto Nomads non rende però giustizia agli Steelfingers: qui c'è meno hard (anzi non c'è affatto) e molto più di tutto il resto: dal rock'n'roll con il ciuffo di Eddie Cochran di "Bitter life" al Bellrays sound (non a caso i nostri gli han fatto da "spalla") di "Do the romp", dal Wilson Pickett punkizzato di "Cheap shoes glory", all'incontro tra Jam e Flaming Sideburns di "The City", senza dimenticare il gande Bob Seger rivitalizzato con tonnellate di (fate voi...) in "Not another mover". Il disco si conclude con l'unica cover, non vi diciamo quale, ma è strepitosa e proviene dai Dictators,altra influenza primaria. Il tutto dimostra che c'è ancora vita, oltre le decine di nomi che ogni mese si affacciano su una "scena" inconsistente, nutrita a fuffa e glamour, priva di memoria e radici, orfana di modelli e perciò insapida. Che dire ancora? Grazie Steelfingers.

by Marco Schettini

 

 

 

 

The Steelfingers live @ Traffic 6-10-'07

Questo report vuole essere una ramanzina per chi ieri non ci stava. Da leggersi preferibilmente con "Go girl crazy" di sottofondo. Ora, se la giustificazione alla vostra diserzione rientra in questa lista, vuol dire, oh miei carissimi assenti, che siete riusciti a perdervi per futili motivi uno dei migliori concerti rockarolla della storia di Roma. Perchè diciamoci la verità, noi musicofili ci siamo stufati delle reunion arraffasoldi dominate da vecchie cariatidi incartapecorite anche se si chiamano Police o Misfits.Ma allo stesso tempo non possiamo sopportare queste nuove leve di gruppi minorenni che suonano musica orribile senza conoscere i loro predecessori se non qualche band americana fighetta e che oltretutto guadagnano più di chi si è spaccato il culo per 15 anni suonando nei posti d'Italia e d'Europa. E allora affanculo le mode, affanculo suonare per essere fighi e viva gli Steelfingers. Ora, che suonino benissimo, che le canzoni siano TUTTE delle cannonate iper-ballabili e super-orecchiabili, che il cantante abbia una voce che se dico stupenda la sto sminuendo, mi interessa anche poco...le band che suonano bene e fanno delle belle canzoni esistono ancora (grazie a Dio o chi per lui). Però la cosa che ti sbattono in faccia gli Steelfingers è che loro suonano solo per devozione nei confronti di nostra Signora Rockarolla, niente pose, nessuna presunzione di voler fare carriera col gruppo e quando suonano tu ascoltatore non rimani passivo di fronte a questo spettacolo. Balli, come ha ballato tutta la sala compresi i presenti per caso (i famigerati casaccius). Gli Steelfingers il palco se lo mangiano, con la stessa voracità degli Who. Gli Steelfingers il palco lo dominano con la stessa virilità di Iggy Pop, ma soprattutto Guido è l'unico chitarrista a Roma che riesce a saltare mentre suona ed atterrare in ginocchio perfettamente a tempo con la musica. Atterrare fuori tempo si sa fa piangere nostra Signora Rockarolla. I giovini d'oggi imparerebbero molto da questo gruppo. Imparerebbero per esempio che se all'ultimo accordo del penultimo pezzo fai partire il riff iniziale di "Who will save rock'n'roll" dei Dictators", la delegazione HC durante l'assolo finale non potrà esimersi dal prendere di peso il chitarrista e fargli fare crowd surfing sulle teste di tutti i ballerini presenti in sala (tra i quali anche il sindaco di Roma HC e quando balla lui vuol dire che il gruppo vale sul serio). Poi chi se ne frega di non sapere le parole della canzone, "asganaguwèi ailucchindescài who will save rock'n'roll" vanno bene pure queste (l'importante è cantare qualcosa sotto il palco). Fino ad ora è il gruppo romano più divertente che abbia mai visto, perchè nostra Signora Rockarolla, più bella di una Madonna, piace a tutti e gli Steelfingers riescono ad incarnare l'attitudine al divertimento, anzi alla festa come la chiamava Lester Bangs, che sta alla base di questa musica.

 

Andrea Di Fabio

per www.musicaroma.it

 

 

 

 

The Steelfingers - Rock'n'roll Spits (www.beautifulfreaks.org)

Quattro nuove tracce che vanno a consolidare il discorso iniziato lo scorso anno con "Trafalgar Session" e che confermano gli Steelfingers come degli indiavolati alfieri del miglior rock graffiante e selvaggio proveniente dagli Stati Uniti. Il gruppo è riuscito a rendere il proprio suono ancora più sporco, grezzo, pieno di riverberi e ricoperto di quella terra di confine che le loro canzoni sembrano evocare in modo fantastico. Da segnalare e promuovere a pieni voti anche la potente e davvero splendida voce che ci accompagna in un sogno che con questa colonna sonora non vorremmo davvero finisse mai.... Sicuramente uno fra i migliori gruppi attualmente in circolazione. Un ascolto che tutti, almeno una volta, dovrebbero provare!! (a.p.)

 

Alessandro Pollastrini

 

 

 

 

 

www.rootshighway.it

Si autodefiniscono "cinque sfaccendati perditempo innamorati del rock'n'roll" e potremmo chiudere qui la partita. A parte gli scherzi questo quintetto romano possiede una dote non comune, per lo meno stando alle cronache italiane: suona dentro il rock'n'roll, approccia questa musica dalle viscere e mantiene un drive serrato che fa guadagnare potenza ed espressività alle chitarre. Promettenti più che mai le sette tracce complessive sparse sui due EP ufficiali sin qui pubblicati dagli Steelfingers. Nell'autunno 2004 escono le Trafalgar Session, dal nome dello studio di registrazione utilizzato: due originali e una cover rivelatrice delle radici musicali della band, l'arcinota You really got me dei Kinks. Trattamento riguardoso ma brillante nei confronti del classico dei fratelli Davies anche se sorprendono di più le inedite Queen Morticia e The city. La formula parte da un garage rock che omaggia i seventiese il Detroit sound così come gli stessi Steelfingers tengono a sottolineare ma sembra sfiorare u timbro più stradaiolo e bluesy nell'utilizzo dell'armonica (a tratti ricordano soprattutto i recenti Mudhoney). Ancora più chiare le idee nel nuovo Rock'n'roll Spits: l'accoppiata di chitarre lancia una bella manciata di riff rincorrendosi a vicenda ma la nota più positiva é la bruciante vocalità del cantante. Manca un filo di personalità nello sganciarsi dai punti di riferimento stilistici americani anche se si fa fatica a staccarsi dal tiro micidiale di Are you sure...? e Fanciful woman. Qualcuno si é già accorto di loro a livello locale con partecipazioni a compilation tematiche (tra cui un tributo ai Clash): spingiamo The Steelfingers a provarci di nuovo perché la stoffa non gli manca affatto.

Fabio Cerbone

 

 

 

 

.Gli Steelfingers si ispirano al garage sound della Detroit .degli anni '70 e partendo da questa passione partoriscono. .un ritmo iper-realista come pochi per quanta polvere e. .rumori di confine lo pervadono ma anche iper-uraneo per. .l'andamento serrato, eroico, fonte di purezza e. .sacrificio. Solo i miracoli dello show-business possono. .spiegare la mancata notorietà di una tale band. Il loro. .rock è come "musica classica" per gli amanti del genere,. .geometrico, stridente, veloce, molto veloce. E' il rock. .suonato nella mezz'ora di pausa dagli operai di una. .discarica abusiva ed è quello che piacerebbe a Henry. .Chinaski se non si fosse rammollito dietro a cavalli. .bolsi, donne grasse e Borodin.

by Frosinone Folk Festival '06

 

 

 

 

Rockin' in the USA

In Cantina si inventano un festival per rendere omaggio al puro e selvaggio rock-n-roll a stelle e strisce. Di questi tempi desta sospetto il solo accostare la bandiera yankee a un centro sociale che predica da sempre una filosofia di "resistenza" al potere. Eppure gli intenti vengono rispettati e ci si ritrova, grazie al suono di band piacevolmente "americanofile", a ribadire ancora una volta l'amore per le storie di confine, di viaggio, di dolore e di vita raccontate da Bruce Springsteen, dai Blasters, da Bob Dylan e dagli altri eroi buoni di un sogno che nonostante tutto sopravvive alle guerre e alle vergogne del presente. La vera perla è la performance dei capitolini SteelFingers.
Il cantante esalta meravigliosamente il suono rugoso e tiratissimo della band, agitando il tamburello e graffiando l'aria con una voce che regala echi di un rock misconosciuto e infuocato. Per un'ora il ritmo e il furore non calano mai, lasciando riverberi forti ma non pesanti nelle nostre orecchie. E' questa l'America che amiamo: un suono che fa pestare il piede e muovere la testa, ricordando l'elettricità  grezza e aggraziata dei Social Distorsion, dei Dead Boys e dei mai troppo lodati Mudhoney. Gli Steelfingers ricordano tutto questo (e qualcos' altro, tipo gli australiani Radio Birdman), ma lo sputano fuori con uno stile coerente e personale. E' strano davvero che siano sconosciuti, ma non bisogna disperare...

 

http://nordovest77.splinder.com/

 

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The Steelfingers - Trafalgar Session

(www.beautifulfreaks.org)

Innamorati della Detroit degli anni '70 (MC5, Bob Seger, Iggy Pop) e del sound garage, gli Steelfingers danno vita ad una rock'n'soul music che unisce suoni, melodie e graffi dei migliori sessanta e settanta. Le due tracce originali del cd (più la trascinante cover di “You really got me” dei Kinks) propongono una band a dir poco mostruosa nel tenere alto il ritmo e la tensione che pervadono le canzoni. Una voce graffiante e infuocata, chitarre elettriche grezze e violente, trasmettono una trascinante voglia di trovarsi sotto il palco a dimenarsi al ritmo di queste canzoni. Caldamente consigliati a tutti quanti. Specialmente dal vivo! (a.p.)

Alessandro Pollastrini

 

 

Sonic Soul Night

Che bello essere giovani e un pò pazzi...perchè no? Un immaginario eterno quello degli Steelfingers. Suonano con una convinzione e un entusiasmo che muovono quasi a commozione. Siamo dalle parti dei Bad Company e del primo Springsteen (vitaminizzato a dovere). Vengono dalla strada e forse è lì che torneranno, ma i loro tre quarti d'ora di "musica classica" bastano e avanzano per fargli guadagnare un 7 pieno. Massicci e compatti. Rock'n'Roll animals. Continuate per la vostra strada... vi seguiremo.

by Radio Città Aperta

 

 

 

 

La prima volta che vedemmo The Steelfingers alla Cantina Mediterraneo restammo letteralmente folgorati dalla gruva e dall'elettricità abrasiva del quintetto e dal cantato straordinario di un frontman insospettabile e clamorosamente continuo. Qualcuno lo definisce senza problemi il più grande cantante sconosciuto del mondo. Andammo dunque a conoscere i ragazzi, per primo il carismatico chitarrista Guido. Mi ricordate i Radio Birdman. Detto questo è nata l'amicizia con un gruppo che ogni volta si è superato, a parte forse una difficile (non per colpa loro)serata del 2005 in quel di Veroli. Dunque Radio Birdman come riferimento principale, ma anche Social Distorsion, un tamburello che fa la differenza, un impatto che negli stacchi più hard non fa prigionieri. Il disco nuovo, un Ep, lascia sperare in un lavoro ufficiale che possa premiare dopo tanta fatica il valore indiscusso di un gruppo che dalla nostra scena merita rispetto e ammirazione.

by "The Scene Explosion" ('06)

 

 

 

 

 

Bel debutto natalizio per i capitolini The Steelfingers venerdì 22 dicembre alla Cantina Mediterraneo (Frosinone). La nascita del gruppo risale a cinque anni fa ed é recente l'uscita del loro terzo Ep dal titolo "Rock'n'roll Spits" una traccia del quale é apparsa peraltro sulla colonna sonora del film di Francesco Amato "Ma che ci faccio qui" (Rai-Cinema 2006). La volontà di un riscatto sociale spinge i cinque romani a proporre la loro musica che come ci tengono a sottolineare "non é arte ma artigianato". Il pubblico accorso in massa per assistere alla loro performance é rimasto soddisfatto da un live-act sottolineato con lunghi applausi. Una band che va per la maggiore da queste parti e lo dimostrano le loro tappe nelle diverse località della provincia in cui si esibiscono.

Elisabetta Sabellico da Il Quotidiano di Frosinone

 

 

 

 

 

Gli Steelfingers sono un gruppo di ragazzi di Roma niente male davvero, in pista dal 2002 e con all'attivo due Ep e due demo. La miscela di rock'n'roll grezzo mi piace. Simpatici, allegri, sounano come i Rolling Stones d'annata con un'attitudine magari più punk, alla Clash ed hanno un bel repertorio di canzoni cazzute. Ogni tanto spunta fuori anche un'armonica per arrangiare i brani con un flavour più americano e il risultato é più che positivo.

by "Nerds Attack!" di musicaroma.it

 

 

 

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